Comunicato-operatori-centro-carni - Coordinamento Popolare

Coordinamento Popolare
Vai ai contenuti
Articoli
Il Comunicato degli opertori del Centro Carni
Roma Capitale, nonostante le ripetute sconfitte nei tribunali é determinata ad espiantare con tutti i mezzi il Centro Carni esiliando oltre Comune gli operatori e maestranze dello stabilimento che scenderanno in lotta per difendere questo Bene Comune, per la propria sopravvivenza e per continuare a garantire a tutti i cittadini i servizi assicurati nei quarant’anni di vita dello stabilimento.

La giunta Veltroni nella deliberazione n.314 del 22 dicembre 2004 “conferiva a Risorse per Roma una quota di proprietà pro indiviso …pari al 49% dell’area del Centro Carni (oltre 20 ettari urbanizzati)” per la somma di 6.400.000 euro, allora pari al costo di un trilocale in un quartiere residenziale romano.

Il TAR del Lazio accolse il ricorso degli operatori con sentenza del 22 novembre 2006 “per venir meno l’interesse degli operatori alla coltivazione del giudizio stesso” e fu scongiurata la cessione di una struttura indispensabile al tessuto regionale e cittadino ad un ente privato che ne avrebbe fatto oggetto di mera speculazione. Ciò nonostante in data 25/01/2005 il notaio Barontini trasferiva comunque (repertorio 12194) nel possesso di Risorse per Roma quota dell’area del Centro Carni.

Quando Alemanno uscì vincitore dalle urne ebbe come prima preoccupazione di presentare in Consiglio Comunale la Deliberazione 85 del 7/8 ottobre 2009 “con cui il Consiglio Comunale di Roma ha disposto il conferimento ad AMA SpA del complesso edilizio denominato Centro Carni”.
Gli operatori del Centro Carni ricorrevano presso il TAR del Lazio che accoglieva il ricorso (n.9978/2009 RG) annullando “….l’impugnata deliberazione consigliare”.

Nel frattempo l’AMA SpA con atto notarile si era impossessata dell’area del Centro Carni nonostante “la statuizione della sdemanializzazione, presupposta al conferimento, quella sì, sarebbe dovuta soggiacere alle regole partecipative ex L. 241/1990, affinché fossero seriamente valutate le posizioni dei concessionari in costanza di rapporto”. In buona sostanza l’area del Centro Carni allora come oggi demaniale, passava da proprietà comunale a proprietà privata nonostante il titolo di area demaniale ad essa derivasse data l’indiscussa funzione mercatale dello stabilimento.

La giunta Alemanno ripropose con la deliberazione n. 81/0010 di conferire ad AMA SpA l’area del Centro Carni. Una replica in fotocopia di un tentativo fallito di distogliere un bene al servizio molti per l’interesse di pochi.

Il giudizio è tutt’ora pendente e qualora il TAR del Lazio accogliesse il ricorso degli operatori del Centro Carni, lo stabilimento e la sua area rientrerebbero tra i beni pubblici mantenendo la funzione annonaria da sempre garantita ai consumatori come calmiere dei prezzi al ingrosso e dettaglio delle carni.

Nonostante sia pendente un giudizio sul conferimento ad AMA del Centro Carni, nonostante un’area pubblica e demaniale sia stata ceduta dal Comune di Roma a terzi, nonostante sull’area demaniale insista un’attività, il commercio all’ingrosso delle carni, che ne impedisca la sdemanializzazione, oggi l’AMA SpA vanta la proprietà dell’intero complesso Centro Carni.

Una situazione equivoca aggravata dal fatto che Risorse per Roma si ritirò dalla causa incardinata dagli operatori del Centro Carni sul conferimento dell’area, ma a tutt’oggi detiene ancora la proprietà di parte dello stabilimento e che BNP Parisbas vanta la proprietà dell’intera area che ha conferito ad un fondo immobiliare.
Quanto sopra riportato, il passaggio di proprietà del Centro Carni e il Comune di Roma e AMA SpA, la mancata sdemanializzazione, il rischio di un capovolgimento di queste operazioni dovuto all’accoglimento del ricorso degli operatori verso la delibera 81/2010, è inficiato e rischia di essere invalidato per il mancato rispetto di quanto contenuto nella succitata delibera che prevedeva:
- il passaggio di proprietà ed AMA SpA contestualmente alla sottoscrizione di un contratto di sublocazione tra AMA SpA e Comune di Roma
- un ulteriore stipula di un contratto di sublocazione tra Comune di Roma e gli operatori.

Dal 2010 sono passati 5 anni. L’AMA si è presa il Centro Carni e lo ha dato in garanzia alla banca che lo ha “ficcato” in un fondo immobiliare (pacchetto pronto alla vendita), l’Amministrazione Comunale con un contratto di locazione è andata a riprendersi il Centro Carni dall’AMA, cioè pagando quello che gli appena aveva regalato.

Né Roma Capitale, né AMA si sono assolutamente curate di rispettare quanto previsto in delibera sottoscrivendo con gli operatori del Centro Carni un contratto di sublocazione per il loro mantenimento al suo interno.

La mancata attuazione di parte della delibera, 81/2010, la mancata sublocazione agli operatori va ad inficiare tutte le operazioni precedenti, tra cui lo stesso conferimento ad AMA SpA.

Ancora nel 2014 l’Assemblea Capitolina con Deliberazione n. 30/2014 ribadiva “….la necessità di procedere la formalizzazione del presente contratto di locazione…al fine di rendere pienamente efficace del complesso immobiliare ad AMA SpA” e contestualmente alla succitata deliberazione veniva presentato un emendamento affinché per salvaguardare la funzione mercatale e annonaria del Centro Carni sull’acquisto dell’area dello stesso, venisse data la prelazione agli operatori ivi presenti. Gli incontri e le trattative tra le associazioni degli operatori e i vertici dell’AMA furono interrotte in quanto l’AMA non aveva alcun titolo di proporre in vendita un’area di cui non vantava la totale proprietà, essendo questa divisa con Risorse per Roma, e non teneva in conto che che un eventuale accoglimento del ricorso degli operatori avverso la Delibera 81/2010, avrebbe capovolto completamente la proprietà del Centro Carni da parte di AMA SpA.

La stessa Delibera 81/2010 era inficiata dal fatto che non erano stati stipulati i previsti contratti tra Roma Capitale e operatori del Centro Carni.

In queste vicissitudini gli operatori del Centro Carni nell’ultimo anno hanno comunque aumentato dell’80% la commercializzazione di prodotti carnei ed della 480% il quantitativo dei capi macellati.
Le cooperative delle maestranze che operano all’interno dello stabilimento hanno aumentato gli effettivi con nuove assunzioni, hanno creato dei corsi di specializzazione su alcune attività specifiche dei mestieri che si svolgono nello stabilimento. L’aumento di merci trattate nel Centro Carni ha significato, se non una diminuzione dei prezzi, un contenimento degli stessi, determinando una flessione dei prezzi al dettaglio sull’intera area regionale.

Sono state rilasciate nuove concessioni alle richieste di operatori che stanno ristrutturando stabilimenti rispondenti alle norme igieniche comunitarie con l’esborso personale di centinaia di migliaia di euro e la chiusura di alcuni macelli nell’area comunale regionale sta spingendo verso il Centro Carni molti operatori per il mantenimento delle proprie aziende. Le maestranze del Centro Carni hanno seguito con particolare attenzione le esigenze della comunità islamica, per le macellazioni rituali, al punto di offrire cospicui sconti per attrarre e mantenere l’interesse di queste.
E’ innegabile che oggi il comparto economico senta il peso di una crisi che sta investendo soprattutto il mondo occidentale, ma è inequivocabile che i risultati che maestranze ed operatori del Centro Carni di Roma stanno riportando obbligano l’amministrazione comunale a prenderne atto e a riconsiderare il futuro dello stabilimento.

Il peso che devono sostenere gli operatori del Centro Carni non è dovuto alla crisi dei consumi, alla restrizione del credito, alla pressione fiscale e ai tanti obblighi cui sono tenuti quanti oggi fanno impresa. I nostri nemici sono coloro che invece di vendere l’AMA a noi, vendono noi all’AMA.
Quest’anno il Centro Carni compie 40 anni durante i quali abbiamo creato al suo interno tutto quello che serve ad uno stabilimento moderno che cura le necessità di milioni di abitanti, senza mai uno scandalo sui prodotti commercializzati, senza alcuna collusione con quel mondo di mezzo che ha caratterizzato l’azione della mano pubblica negli interessi della nostra città, senza chiedere mai a nessuno tutto quello che siamo riusciti a fare da soli. Senza tensioni sociali, senza mai uno sciopero, un interruzione dei servizi.

Torna ai contenuti